curiosità

Miti & fatti

La plastica è un materiale onnipresente nella nostra vita quotidiana, utilizzato in una vasta gamma di prodotti che vanno dai contenitori per alimenti agli elettrodomestici, dalle automobili ai dispositivi medici. Tuttavia, la plastica è anche al centro di molti dibattiti e preoccupazioni riguardanti l’ambiente e la salute umana. Di conseguenza, sono emersi numerosi miti e malintesi riguardo a questo materiale. Questa serie di quesiti si propone di affrontare e sfatare alcune delle credenze più comuni e pervasive sulla plastica, con l’obiettivo di fornire una comprensione più chiara e basata su fatti scientifici riguardo all’uso, al riciclo e all’impatto ambientale.

Fonte tratte dal sito:

L’Unione Europea ci chiede di eliminare gli imballaggi monouso in plastica e di sostituirli con quelli compostabili. Perché non lo facciamo?

La direttiva europea sulle plastiche monouso mette al bando, a partire dal giugno 2021,  solo alcune limitate categorie di prodotto (es. piatti e posate monouso). La stessa direttiva tuttavia equipara totalmente le attuali bioplastiche alle plastiche tradizionali.

Fonte: Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio, Art.3 Paragrafo 5 del Regolamento (CE) n. 1907/2006

Ci sono tanti materiali alternativi alla plastica: vetro, alluminio, cartone… Perché non smettiamo di usare la plastica così dannosa per l’ambiente?

Non esistono prodotti che non abbiano un impatto sull’ambiente, nelle fasi di estrazione, di produzione, di trasporto e ovviamente nella fase finale di smaltimento alla fine del ciclo di vita.

Quando si pensa alla plastica ci si concentra solo sulla fase finale, ovvero quando diventa un rifiuto, ma sarebbe indispensabile analizzare la sua sostenibilità valutando tutte le fasi di vita. Si scoprirebbero dati interessanti che sconfessano molte credenze. Un piccolo esempio: se si passasse dalla plastica al cartone sarebbe necessario avere a disposizione un numero di camion adibiti al trasporto sette volte maggiore rispetto all’attuale, con un relativo aumento di emissioni di CO2 nell’ambiente.

Fonte: British Plastic Federation

Perché non si sostituisce la plastica con la bioplastica che è un materiale ecologico?

Il primo ostacolo alla sostituzione della plastica con le bioplastiche è rappresentato dalla capacità produttiva mondiale di queste ultime che copre meno dell’1% del fabbisogno di materie plastiche.

Un secondo problema è rappresentato dalle caratteristiche non sempre idonee alle applicazioni richieste. E’ inoltre importante sottolineare che la sostenibilità di un prodotto dovrebbe essere valutata analizzando l’impatto ambientale dell’intero ciclo di vita con il metodo LCA. Le analisi LCA danno talvolta risultati sorprendenti che smentiscono il luogo comune secondo cui la plastica è il peggiore di tutti i materiali.

Fonte: European Bioplastics Nova Institute

Le isole di plastica negli oceani che inquinano le acque non sono sufficienti a mettere un freno alla produzione di plastica?

L’abbandono dei rifiuti nell’ambiente è purtroppo un fenomeno molto diffuso nel mondo, soprattutto in alcuni paesi che hanno grandi responsabilità a riguardo; infatti il 90% dei rifiuti marini sono trasportati da 10 grandi fiumi, 8 asiatici e 2 africani. Anche se Italia ed Europa sono marginalmente responsabili dell’inquinamento dei mari, non sono esonerate dal cercare e trovare soluzioni. Così come non sono esonerati i cittadini dal tenere comportamenti corretti e rispettosi dell’ambiente.

La soluzione è agire sulla dispersione dei rifiuti e non certamente la rinuncia a un materiale prezioso e fondamentale come la plastica.

Fonte: Environmental Science & Technology 2017

Si parla tanto di riciclo, ma non tutta la plastica è riciclabile. Non sarebbe più onesto ammetterlo?

Non c’è dubbio che il riciclo è un processo virtuoso in termini ambientali: fa risparmiare materia prima vergine, riduce le emissioni di CO2, evita l’accumulazione di rifiuti in discarica. In Italia si ricicla il 43% degli imballaggi immessi al consumo e si utilizzano 1,175 milioni di tonnellate di materia plastica riciclata per produrre nuovi oggetti (il 19% di tutta la plastica utilizzata). La filiera della plastica è impegnata ad aumentare la quota avviata al riciclo, anche per adeguarsi agli obiettivi UE che prospettano il 100% di riciclo entro il 2030, seguendo due linee di intervento:

  • la progettazione di imballaggi 100% riciclabili con le tecnologie meccaniche disponibili,
  • lo studio di nuove tecnologie di riciclo.

Fonti: Corepla Rapporto di Sostenibilità 2019, Unionplast, IPPR

La plastic tax servirà a ridurre il consumo di prodotti di plastica?

L’industria italiana della trasformazione della plastica, numero due in Europa, è impegnata in un percorso di sviluppo e riconversione che richiede innovazione, ricerca e investimenti. La plastic tax colpisce il settore e rischia di prosciugare le fonti di finanziamento. L’Italia è l’unica in Europa ad avere introdotto questa misura che, accanto alla campagna di demonizzazione della plastica, danneggia l’industria nazionale anziché sostenerla negli investimenti. La plastica è insostituibile in moltissime applicazioni e anziché penalizzare le imprese si dovrebbe incentivare il riciclo, potenziando gli impianti e promuovendo l’utilizzo di plastica riciclata.

Si fa un gran parlare di economia circolare, ma intanto si producono milioni di tonnellate di plastica e se ne ricicla la minima parte. La plastica ha un ruolo nell’economia circolare?

In Italia si ricicla il 43% degli imballaggi immessi al consumo e le nostre imprese sono impegnate per arrivare entro il 2030 agli obiettivi del 100% di riciclo posti dall’Unione Europea. Inoltre, l’Italia è all’avanguardia nell’utilizzo di plastica riciclata che rappresenta il 19% di tutte le materie plastiche impiegate nella produzione, contro una media europea del 6%.

Fonti: Corepla Rapporto di Sostenibilità 2019, Unionplast, IPPR

Nelle scuole le borracce di plastica erano state sostituite da quelle in metallo. Perché adesso si fa marcia indietro?

L’Unione nazionale consumatori (UNC) ha chiesto il blocco della distribuzione di borracce di acciaio e alluminio all’interno delle scuole. Scrive Massimiliano Dona, presidente UNC, in  un comunicato stampa: “Preservare il pianeta è sacrosanto, ma non possiamo farlo sulle spalle dei nostri figli. Tutti sappiamo che se la plastica non viene correttamente riciclata può causare danni enormi all’ambiente, ma non conosciamo ancora le conseguenze per la nostra salute dell’utilizzo prolungato di borracce realizzate con materiali di dubbia provenienza. Non è quindi con scelte demagogiche che si salva il pianeta, ma lavorando per aumentare i numeri del riciclo e contemporaneamente costruendo una normativa su prodotti come le borracce per salvaguardare la salute pubblica…”

La plastica vive centinaia di anni, non basta questo dato per ridurne drasticamente l’uso?

La plastica è un materiale rivoluzionario, economico, versatile e leggero che ha migliorato le nostre vite democratizzando i consumi e sostituendo enormi quantità di materie naturali. Potremmo permetterci di ritornare ad avere auto pesantissime che consumano grandi quantità di carburante? O ad acquistare occhiali con montature fatte con gusci di tartaruga? O ancora portare a casa la spesa senza confezione, senza alcuna protezione, né igiene, né durata nel tempo? La plastica va riciclata e riutilizzata, alimentando un processo virtuoso che risparmia le risorse naturali. L’industria sta lavorando per rendere la plastica tutta riciclabile. Fai la tua parte, fai una precisa raccolta differenziata.

Perché nei supermercati non si eliminano tutti quegli inutili imballaggi di plastica?

Gli imballaggi di plastica non hanno soltanto la funzione di proteggere gli alimenti, garantirne l’igiene, facilitarne la logistica ed esporre le informazioni sul prodotto,  ma anche e soprattutto prolungarne la conservazione. In Italia lo spreco alimentare vale 15 miliardi di euro, quasi un punto di PIL, di cui 11,8 miliardi è spreco domestico. Nei paesi che fanno un uso modesto di imballaggi, dalla produzione al consumo si spreca metà del cibo, con un conseguente enorme impatto ambientale. La FAO valuta che vengano sprecati nel mondo 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti, per un valore di 1000 miliardi di dollari all’anno.

Fonti: Università di Bologna Scienze Alimentari, FAO